mercoledì 16 dicembre 2009


VERSO GUTENBERG 8 : RAGIONE E PASSIONI

La Nuova frontiera
di John Fitzgerald Kennedy
a cura di Giancarlo Bosetti

«La nuova frontiera» non è solo la formula – memorabile – nella quale John F. Kennedy decise di racchiudere il senso e la sfida della sua presidenza. Quando, nel luglio del 1960, la pronunciò per la prima volta, l’America si trovava in un passaggio difficile della sua storia, non tanto per i rischi di una perdita della supremazia strategica, in un mondo dominato dalla guerra fredda, quanto per una sorta di insicurezza, di calo di fiducia nel proprio potenziale e nei propri destini. A essere chiamata in causa era la dimensione della storia americana, la sua connaturata necessità di tendere verso nuovi obiettivi e nuove conquiste, pena l’insuccesso e la sconfitta. Un benessere materiale più solido e più largamente distribuito, una più forte acquisizione dei diritti e delle libertà di tutti, un abbattimento delle barriere e delle discriminazioni razziali, e in fin dei conti la disponibilità di ciascun americano a prendere sulle sue spalle il proprio destino, erano i necessari presupposti senza i quali non avrebbe potuto funzionare, né trovare una sua legittimità, l’idea stessa di un modello americano da proporre al mondo. Tra i discorsi e gli scritti raccolti in questo volume – tutti concepiti nel brevissimo torno di anni intercorsi tra la candidatura di Kennedy alla Casa bianca e la fine tragica a Dallas – spicca non solo il fascino di una retorica dell’America civile che ha trovato in Kennedy forse il suo più abile rappresentante (e che solo Obama ha mostrato di saper emulare). È il concetto di storia come processo aperto e sottoposto, in ultima istanza, alla responsabilità democratica di tutti i suoi attori: è la fiducia nella superiorità della democrazia sul dispotismo. Ed è la convinzione – magistralmente espressa nel pamphlet Una nazione di immigrati, per la prima volta qui tradotto in italiano – che sono le diversità a fare la qualità dell’America, che la sua forza si esprime proprio in ragione del carattere composito del suo aggregato. Gli immigrati sono l’America, ci ricorda Kennedy con una forza argomentativa incontrovertibile. Pensiero che suona, dopo cinquant’anni, fortissimo – e scomodo – all’orecchio delle nostre incupite paure di vecchi europei. ( G. Bosetti)

giovedì 10 dicembre 2009

recensioni libri letti


COME I PINI DI RAMALLAH
Di Antonio Ferrara


L’ autore
Antonio Ferrara è nato a Portici, vicino Napoli nel 1957 e si è diplomato all’Istituto d’Arte Salazar del capoluogo campano. Attualmente vive e lavora a Novara. Alcune sue opere sono state più volte selezionate per la mostra degli illustratori delle Fiera del Libro per ragazzi di Bologna. È impegnato da anni in progetti didattici di promozione della lettura e dell’arte, tenendo laboratori di illustrazione e scrittura creativa per ragazzi e per adulti presso scuole, biblioteche, librerie ed associazioni culturali.

Il libro
“Una bellezza imprevedibile, improvvisa come quando guardi la schiuma del mare o la disposizione delle venature del legno. Così è la mia Ramallah… Poco prima di entrare in città, sulla destra, c’è una pineta che mi piace molto. I pini sono tutti piegati da un lato perché lì il vento soffia sempre dalla stessa parte, così che sembrano tanti signori che ti fanno l’inchino. È come se dicessero ”Benvenuti a Ramallah…Vorrei che i pini stessero con la schiena diritta , ma quelli danno il benvenuto anche ai carri armati, come se niente fosse”.
Come i pini di Ramallah è una delle tante storie per bambini scritte da Antonio Ferrara. I protagonisti sono David, ebreo di 10 anni , e Mohammed, palestinese sempre di 10 anni. Le loro storie si svolgono parallele. Per buona parte del libro i due si raccontano; raccontano la loro storia e quella dei loro due paesi martoriati dalla guerra visti dal loro punto di vista cioè quello dei bambini, fino al momento del loro incontro: due bambini di due paesi rivali si incontrano capendo che alla fine “il nemico forse è soltanto un uomo. O un bambino “ catapultato contro voglia con un Kalashnikov in mano in una guerra per un pezzo di terra. Libro avvincente ed emozionante che coinvolge il lettore fin dalla prima pagina proprio perché dentro c’è l’innocenza e la purezza dei bambini.


Valentina Mancuso- Liceo classico Galluppi

sabato 21 novembre 2009

venerdì 16 ottobre 2009

laboratorio di discussione

cr. Romae m. Quint. a. 689 (65).CICERO ATTICO SAL.

petitionis nostrae, quam tibi summae curae esse scio, huius modi ratio est quod adhuc coniectura provideri possit. prensat unus P. Galba. Sine fuco ac fallaciis more maiorum negatur. ut opinio est hominum, non aliena rationi nostrae fuit illius haec praepropera prensatio. nam illi ita negant vulgo ut mihi se debere dicant. ita quiddam spero nobis profici, cum hoc percrebrescit, plurimos nostros amicos inveniri. nos autem initium prensandi facere cogitaramus eo ipso tempore quo tuum puerum cum his litteris proficisci Cincius dicebat, in campo comitiis tribuniciis a. d. xvi Kalend. Sextilis. competitores, qui certi esse videantur, Galba et Antonius et Q. Cornificius. puto te in hoc aut risisse aut ingemuisse. Vt frontem ferias, sunt qui etiam Caesonium putent. Aquilium non arbitrabamur, qui denegavit et iuravit morbum et illud suum regnum iudiciale opposuit. Catilina, si iudicatum erit meridie non lucere, certus erit competitor. de Aufidio et de Palicano non puto te exspectare dum scribam.