

Josè Saramago
Nato in Portogallo, cresciuto mantenendosi con il suo lavoro, dopo aver scritto diversi libri e combattuto fino alla fine il regime dittatoriale di Salazar, Josè Saramago raggiunge il successo negli anni ’80. Dopo “Memoriale del convento” e “Zattera di pietra” ci regala ancora un altro capolavoro nel 2003: “Il racconto dell’isola sconosciuta”.
L’uomo che voleva una barca, il protagonista di questo libro, desiderava andare alla ricerca dell’isola sconosciuta, un’isola che non esiste sulle cartine geografiche. “E qual è quest’ isola sconosciuta di cui volete andare in cerca” obiettava il Re, ascoltando la sua richiesta “Se ve lo potessi dire allora non sarebbe sconosciuta”.
L’uomo che voleva una barca credeva di essere solo, ma il destino, quel destino che ci riserva molte sorprese, che “ha già allungato la mano per toccarci la spalla, e noi siamo ancora lì a mormorare” cambia la rotta del suo percorso mettendolo anche a contatto con diversi personaggi.
Ebbene, Saramago ci guida in un viaggio dentro noi stessi, nell’autoconoscenza, nella nostra più profonda interiorità, prendendo simbolicamente il mare, segno dell’infinito e di tutto ciò che è ancora a noi sconosciuto, perché “se non esci da te stesso, non puoi sapere chi sei”..
L’isola sconosciuta quindi è in ognuno di noi e l’avventura narrata in questo racconto rappresenta quel viaggio misterioso che è la vita.
Saramago racconta le vicende del protagonista con un linguaggio semplice e innovativo nello stesso tempo. Utilizza simboli come la barca, il mare, le isole per rappresentare l’ universo entro il quale le vicende umane si svolgono. Universo esteriore ed interiore.
