giovedì 31 dicembre 2009

IL CAMMINO DI DIKE di Anna Jellamo




Dalla quarta di copertina:

Qual è l'origine dell'idea di giustizia che è alla base della nostra cultura?
Tradizione vuole che la data ufficiale dell'ingresso di questo concetto nella storia del pensiero occidentale sia il V secolo a.C.: con i Sofisti, con Socrate, e con i grandi tragici. Ma che cosa c'è dietro l'esplosizione di questo tema nell'età d'oro della civiltà ellenica?
In questo libro, rigoroso e accessibile al tempo stesso, l'autrice si propone di indagare l'origine arcaica del concetto di giustizia in un'epoca in cui filosofia,
teologia e poesia fanno ancora parte di quell'unico grande patrimonio condiviso dai "sapienti".
La storia dell'idea di giustizia è quella del suo lento procedere attraverso i sentieri dell'epos omerico e della poesia esiodea, dei racconti mitici e teogonici, della poesia lirica ed elegiaca, fino agli scarni frammenti dei primi filosofi.
In questa nozione arcaica di giustizia sono già presenti tutti gli elementi che ancora oggi la connotano: la reciprocità, la simmetria, l'uguaglianza, la proporzione.
Socrate rappresenta il momento in cui il pensiero della giustizia raggiunge la consapevolezza di sé, ma è un pensiero che ha già alle proprie spalle secoli di storia e le cui tracce sono giunte fino a noi.

mercoledì 30 dicembre 2009

Un'interessante lettura "L'eleganza del riccio"


L' eleganza del riccio
un libro di Barbery Muriel pubblicato da E/O nella collana Dal mondo


L’eleganza del riccio è stato il caso letterario del 2007 in Francia: ha venduto centinaia di migliaia di copie grazie a un impressionante passaparola e ha vinto il Prix des Libraires assegnato dalle librerie francesi.
Siamo a Parigi in un elegante palazzo abitato da famiglie dell’alta borghesia. Ci vivono ministri, burocrati, maîtres à penser della cultura culinaria. Dalla sua guardiola assiste allo scorrere di questa vita di lussuosa vacuità la portinaia Renée, che appare in tutto e per tutto conforme all’idea stessa della portinaia: grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente. Niente di strano, dunque. Tranne il fatto che, all’insaputa di tutti, Renée è una coltissima autodidatta, che adora l’arte, la filosofia, la musica, la cultura giapponese. Cita Marx, Proust, Kant… Dal punto di vista intellettuale è in grado di farsi beffe dei suoi ricchi e boriosi padroni. Poi c’è Paloma, la figlia di un ministro ottuso; dodicenne geniale, brillante e fin troppo lucida che, stanca di vivere, ha deciso di farla finita (il 16 giugno, giorno del suo tredicesimo compleanno, per l’esattezza). Fino ad allora continuerà a fingere di essere una ragazzina mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come tutte le altre, segretamente osservando con sguardo critico e severo l’ambiente che la circonda.

Due personaggi in incognito, quindi, diversi eppure accomunati dallo sguardo ironicamente disincantato, che ignari l’uno dell’impostura dell’altro, si incontreranno solo grazie all’arrivo di monsieur Ozu, un ricco giapponese, il solo che saprà smascherare Renée.

Le pagine scivolano leggere fra i dotti rimandi e la lingua forbita di Renée e il parlato acerbo di Paloma, mentre l’ironia pungente non risparmia l’ipocrisia imperante nei quartieri chic. Quando ci s’imbatte in tale miscela di leggerezza e umorismo, cultura e profondità, è un piccolo miracolo.

martedì 29 dicembre 2009

L'arte della vita di Zygmunt Bauman



"Quale che sia il contante e il credito di cui disponiamo, non troveremo in un centro commerciale l'amore e l'amicizia, i piaceri della vita familiare, la soddisfazione di prenderci cura dei nostri cari o di aiutare un vicino in difficoltà, l'autostima per un lavoro ben fatto, la gratificazione dell'«istinto di operosità» che chiunque possiede, la simpatia e il rispetto dei colleghi di lavoro e delle altre persone con cui abbiamo a che fare; e non potremo ottenere la libertà dalle minacce dell'indifferenza, del disprezzo, delle offese e dell'umiliazione."

Il denaro, il potere procurano la felicità?

Bauman apre questo suo saggio con una dettagliata analisi di come sia errato ciò anche se oggi sembra che dire potere d'acquisto sia lo stesso che dire felicità.


"Etichette, marchi e loghi sono i termini del linguaggio del riconoscimento"; difatti vengono esibiti per evidenziare un ruolo o una posizione sociale.
Non è da sottovalutare l'umano bisogno di affermarsi.
Ma allora come si può apprendere l'arte della vita?
La risposta viene da Bauman "dobbiamo tentare l'impossibile".
Perché la felicità richiede di essere sempre un gradino sopra gli altri, ma la stima degli altri è fondamentale per dare basi all'autostima...
Se delusi procediamo nella ricerca spasmodica della felicità.
"Lascio ai lettori, afferma Bauman, di decidere se la coercizione a cercare la felicità nella forma praticata nella nostra società dei consumatori liquido-moderna, renda felice chi vi è costretto."

dalla quarta di copertina:
" La nostra vita è un'opera d'arte, che lo sappiamo o no, che ci piaccia o no".

domenica 27 dicembre 2009

Una poesia di Erri de Luca per essere presente nel blog



VALORE (di Erri De Luca)
Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finche’ dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e’ risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varra’ piu’ niente e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che .
Considero valore sapere in una stanza dov’e’ il nord, qual’e’ il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.

L'isola sotto il mare di Isabel Allende


In sintesi
Il nuovo romanzo di Isabel Allende, L'isola sotto il mare. Un romanzo storico che si svolge tra l'isola di Santo Domingo e la Louisiana, dal 1770 al 1810. Un personaggio femminile memorabile: Zaritè Sedella, detta Tété. Un affresco potente una storia veramente popolare nella tradizione del feuilleton, con colpi di scena, rapide virate dell'amore e soprattutto un gusto maestoso del narrare.
Descrizione
Le eroine di Isabel Allende recano tutte il medesimo tratto dominante: la passione. Sono le passioni a scolpirne il destino. E Zarité Sedella, detta Tété, ultima incarnazione della donna come la vuole Isabel, non fa eccezione. 1770, Santo Domingo, ora Haiti. Tété ha nove anni quando il giovane francese Toulouse Valmorain la compra perché si occupi delle faccende di casa. Intorno, i campi di canna da zucchero, la calura sfibrante dell'isola, il lavoro degli schiavi. Tété impara presto com'è fatto quel mondo: la violenza dei padroni, l'ansia di libertà, i vincoli preziosi della solidarietà. Quando Valmorain si sposta nelle piantagioni della Louisiana, anche Tété deve seguirlo, ma ormai è cominciata la battaglia per la dignità, per il futuro, per l'affrancamento degli schiavi. È una battaglia lenta che si mescola al destarsi di amori e passioni, all'annodarsi di relazioni e alleanze, al muoversi febbrile dei personaggi più diversi - soldati e schiavi guerrieri, sacerdoti vudù e frati cattolici, matrone e cocottes, pirati e nobili decaduti, medici e oziosi bellimbusti. Contro il fondale animatissimo della storia, Zarité Sedella, soprannominata Tété, spicca bella e coraggiosa, battagliera e consapevole, un'eroina modernissima che arriva da lontano a rammentarci la fede nella libertà e la dignità delle passioni.



Sono a metà del romanzo.....ed è veramente entusiasmante!